Mura di Costantinopoli da Yedikule a Eminönü-20 Monumenti con Mappa-Migliore Guida

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FORTEZZA DI YEDIKULE

E’ come la Bastiglia a Parigi o la Torre a Londra. La sua prima ragion d’essere era quella di accogliere i combattenti che ritornavano dalla guerra e passavano sotto l’Arco Trionfale. Come tutti gli Archi Trionfali, anche questo monumento aveva un’arcata alta al centro e due più piccole ai lati, come è dato ancor oggi vedere. Naturalmente, la grande arcata centrale era riservata all’imperatore. Si ritiene che il monumento sia stato innalzato nel 380 da Teodosio dopo la sua vittoria su Massimo. Attualmente, dopo gli importanti restauri apportati dai Turchi, Yedikule ha il seguente aspetto:

Dall’esterno, cioè di fronte alle mura e al di fuori della città, guardando dalla strada che vi passa proprio davanti, c’è una scarpata seguita da un breve spazio di terreno, anch’esso in pendenza; su di un basso muro inclinato, tra due imponenti colonne di marmo, i Bizantini aprirono un passaggio al di sotto di un’arcata che, con la sua forma cilindrica e le sue volte co­lorate, assomiglia a un castello in miniatura per ragazzi.

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Ingresso a Yedikule

Chiuso per ristrutturazione.

Istanbul Museum Pass – Ingresso ai musei e moschee

«Altin Kapi», la Porta d’Oro o «Porta Aurea»

Questa porta si chiama «Altin Kapi», la Porta d’Oro o «Porta Aurea» dei Bizantini. La ragione di questo nome non è nota; forse per le sue iscrizioni in oro, forse perchè era la più bella porta della città. Gli storici bizantini riferiscono che c’era una statua di Teodosio il Grande, presso la porta, che ando distrutta nell’ottavo secolo durante un terremoto. Un gruppo di quattro elefanti di bronzo e una croce andarono in frantumi in seguito a un altro terremoto, nel nono secolo, ai tempi di Emanuele II.

Nel 708 il papa Costantino varcò questa porta in pompa magna; dalla stessa, secondo la tradizione, entravano in città gli imperatori di ritorno dalla guerra. Qui infatti andavano loro incontro gli uomini di Stato, i Verdi Azzurri. Dietro, distanzia­lo da un certo spazio d terreno, sorgevano le vere mura della città al cui centro si apriva l’Arco Trionfale di cui si è parlato. Con le sue due torri fortificate, di forma quadrata e rivestite di marmo, poste davanti, aveva davvero un aspetto imponente. Oggi, mentre passiamo sotto questi archi, ci sentiamo trasportati indietro nel passato di un migliaio di anni.

il muro dove si apriva l’Arco Trionfale era quello di occi­dente; dietro, sui lati nord, sud ed est, i Turchi costruirono tre torri e un alto muro e trasformarono questa porta in una for­tezza con un cortile interno. Siccome, con le torri già costruite dai Bizantini, queste ultime portavano il numero a sette, i Turchi chiamarono il luogo fortificato «Yedikule» (Le sette torri). La prima torre dietro l’entrata fu costruita per ordine di Mehmet II nel 1468, dopo la conquista della città.

La fortezza assolse in seguito due diverse funzioni, del tutto opposte nella loro natura ma che illustrano la poca im­portanza che la vita umana riveste : le fortune e la prigione! Gli uomini caduti in disgrazia erano imprigionati qui. Quelli con­dannati a morte qui venivano decapitati e le loro teste gettate in mare. Il giovane Sultano Osman II, avendo tentato di fare delle riforme, venne deposto dai Giannizzeri nel 1622 e qui assassinato. Quando il governo ottomano era in guerra con qualche altra nazione, il rappresentante di quella nazione qui veniva imprigionato. Entrando nell’Hisar dalla porta della città, potete trovare nelle stanze e nelle celle della torre sulla sinistra scritte in latino e tedesco vergate sui muri dagli stranieri che vi furono rinchiusi. Fra loro il russo Obreskow che vi fu impri­gionato nel 1767 e vi rimase molti anni, fin quando, per inter­cessione dell’ambasciatore francese, non venne rilasciato.

Il console generale di Yanya, Ponqueville, e più tardi l’am­basciatore francese Ruffin conobbero l’interno di queste pri­gioni ma io non so in seguito a quali istanze furono rilasciati.

Se riusciremo a terminare la nostra visita all’interno di Ye­dikule prima di sera, potremo riprendere il cammino imboccan­do l’eccellente rotabile costiera. Questa litoranea non esisteva ai tempi di Bisanzio e neppure in quelli Osmanli. Venne costruita negli anni 1956-59, nel periodo cioè delle maggiori trasformazio ni di Istanbul Molto spesso si rese necessario coprire dei tratti di mare per continuarla. Ora, mentre la nostra auto corre dolcemente sull’asfalto, il Mar di Mormora, più calmo del Mar Nero, si stende davanti a noi. Di fronte, si possono vedere le isole e le coste asiatiche, Kiz Kulesi, la grande stazione ferro­viaria sulla sponda asiatica e i capannoni di Selimiye. Tenuto conto del numero dei luoghi che oggi abbiamo visitato, penso che solo verso sera saremo in grado di percorrere questa strada. E’un’ora del giorno che ha le sue particolari attrattive. Il mare è di un blu intenso ed ha riflessi dorati.

Edifici fra Yedikule e Eminönü

Superata Yedikule, gli edifici storici situati nell’area trian­golare fra il lato retrostante delle mura cittadine e la strada costiera che va a Sarayburnu sono i seguenti :

 

Palazzo del Bucoleone

A parte il faro, nei pressi della strada incontrerete soltanto i ruderi di quel che un tempo fu un palazzo.

Moschea di Hadım İbrahim Paşa-Hadım İbrahim Paşa Camii

La moschea classica, posta fra le mura che vedete quando si discende la strada di campagna parallela alle mura da Topkapi a Yedikule, appartiene a İbrahim Pasha. Fu costruita da Sinan nel 1551. Subì opere di restauro nel 1551. Merita ricordarla per il suo pulpito di marmo scolpito.

Moschea di Haci Evhat-Hacı Evhat Camii

La moschea di Haci Evhat, dietro Yedikule, sorse nel 1585 per iniziativa della persona che porta lo stesso nome. Nonos­tante il fatto che quest’uomo fosse un macellaio, la moschea che edificò è di una grazia sorprendente. Fu restaurata nel 1945. Può dirsi un complesso perchè ad essa sono annessi un bagno turco, una fontana e un convento.

Chiesa dei Monastero di Stoudios

La chiesa dei monastero di Stoudios è uno dei più impor­tanti templi di Bisanzio. Fu eratta nel 463 e restaurata da Co­stantino, fratello dell’imperatore Andronico II, nel 1290, dopo i danni gravi ad essa provocati dagli invasori latini. Dopo la con­quista turca della città fu convertita in una moschea (sotto il regno di Bayezid II) e prese il nome della persona che attuò la trasformazione: Imrahor llyas Bey. La moschea prese fuoco in un incendio nel diciottesimo secolo e fu danneggiata da un terremoto nel 1894. Resta come un esemplare di architettura el­lenistica con un «Narthex» aperto. Possiede una cisterna con 24 colonne.

Chiesa del Monastero di Andrea in Krisei (Moschea di Koca Mustafa Pascià)-Koca Mustafa Paşa Camii

La chiesa del monastero di Andrea in Krisei (Moschea di Koca Mustafa Pasha), che si ritiene sorta nel sesto secolo. As­sunse importanza dapprima al tempo di Basilio I e quindi, in se­guito all’invasione latina, nel 1284, durante il regno di Teodora Raouleina. La chiesa venne convertita in moschea nel 1486 dal pascià di cui oggi porta il nome, e ad essa fu annesso un con­vento. Al centro, la chiesa aveva un «Naos» che fu coperto da una cupola centrale. Ali’atto della conversione in moschea, le colonne furono rimosse, le gallerie nord e sud furono coperte di mezze cupole e furono aggiunti un cortile con cinque cupole e un’arcata. Perciò, a parte alcuni capitelli decorativi, non mol­to resta oggi della costruzione originale. Nel giardino è collocata una strana fontana a forma di pilastro, datata 1737, e il cortile è pieno di tombe. I numerosi racconti popolari che hanno per tema la moschea e sono tutti bizantini, significativa­mente tendono a dimostrare la confluenza delle due culture.

Chiesa di Martyrion Hagios Carpos e Hagios Papylos (Ayos Minos Kilisesi)

Lungo la strada costiera sorge la chiesa di Martyrion Hagios Carpos e Hagios Papylos (Ayos Minos Kilisesi). L’edificio, come oggi si presenta, fu edificato nel 1833 ma le fondamenta e la prima costruzione risalgono al quarto o al quinto secele. Ha un interno circolare e una cupola alta cinque metri e con un diametro di dodici; misure che non hanno alcun rapporto con la costruzione originaria.

Chiesa del Monastero di Peribleptos (Surp Kevork o Sulu Manastir)

La chiesa del monastero di Peribleptos (Surp Kevork o Sulu Manastir) è situata proprio dietro la precedente. Il tempio sorse intorno all’ anno 1031 per volere di Romano III Argyros che vi fu poi sepolto. La cupola della chiesa poggia su otto sostegni. Il tempio rimase in mano ai Greci fino al 1643, quando Sivekar, la favorita armena del Sultano Ibrahim lo trasferì in proprietà alle sue genti. Bruciò nel 1782 lasciando il posto all’edificio at­tuale. I sotterranei sono i soli muri bizantini sopravvissuti.

 

Moschea di Sancaktar Hayrettin-Sancaktar Hayrettin Camii

L’edificio che viene dopo il Sulu Manastir (il secondo) è una sconosciuta cappella cimiteriale (Sancaktar Hayrettin Mescidi). La sua data di costruzione non è nota ma gli eminenti Bizantini che vi furono sepolti erano tutti vissuti nel nono se­colo. Presentava una stile originale : a forma di croce greca nell’interno e di un poligono all’esterno. Purtroppo venne demo­lita completamente dal terremoto del 1894.

Moschea di Ese Kapisi-Eşe Kapısı Camii

Un’altra sconosciuta cappella bizantina (Ese Kapisi Mescidi), proprio accanto alla precedente, è ritenuta opera dell’era paleologa. Intorno all’anno 1560 fu trasformata in una moschea e le fu messa a fianco una «medrese». Anch’essa andò com­pletamente distrutta nel terremoto del 1894. Il tempietto aveva una sola navata e tre absidi.

Moschea di Ramazan Efendi-Ramazan Efendi Camii

La moschea di Ramazan Efendi, vicino al viale Kocamustafa Pascià, è una degli ultimi lavori di Sinan, che la realizzò nel 1586. La sua fontana è piccola ma molto graziosa; l’interno rettangolare, coperto da un tetto, è decorato con piastrelle lu­minose e di buona fattura. L’impresa fu finanziata da Haci Hüsrev Aga; il nome Ramazan Efendi le deriva da un famoso pre­dicatore del convento adiacente.

Moschea di Hekimoglu Ali Pasha-Hekimoğlu Ali Paşa Camii

L’immenso edificio che si vede a quella prospiciente è la moschea di Hekimoglu Ali Pasha, costruita dal Gran Visir nel 1732. La sua pianta è esagonale con una cupola al centro. Costituisce l’ultimo esempio di architettura classica turca perchè, dopo quest’opera, l’influenza occidentale cominciò a predomi­nare. Il minareto venne ricostruito nel 1830. Fanno parte del complesso anche una tomba e una fontana, ma la parte più bella è la biblioteca. Non sarebbe improprio definire una gemma questo monumento con una balconata e una cupola posta su di un’arcata. Sfortunatamente, i 1126 volumi, di cui 947 ma­noscritti, sono stati ritirati per dar loro collecazione nella Bi­blioteca Millet, a Fatih.

 

Cisterna di Hagios Makios (Alti Mermer Cukur Bostani)

La cisterna di Hagios Makios (Alti Mermer Cukur Bostani),una delle riserve di acqua piovana per Bisanzio, è situata fra i viali Hekimoglu e Ahmet Vefik Pasha e risale alla prima metà del sesto secolo. E’profonda 15 m. e la sua superficie è di 170 m. per 140.

Moschea di  Davud Pasha-Davud Paşa Camii

Un altro importante luogo sacro vicino alla moschea Hekim­oglu è la moschea di Davud Pasha che fu costruita nel 1485 dal Gran Visir di Bcyezid II. Rappresenta uno dei primissimi esempi di architettura turca a Istanbul. Fu restaurata in seguito ai danni provocati dai terremoti del 1766 e 1894. Poiché la cu­pola del cortile crollò in una di queste catastrofi, oggi restano solo i pilastri. L’interno della moschea ha una pianta quadrata e la cupola centrale poggia su di una struttura ottagonale. Il minareto sorse in data più recente. La scuola, la corte e la cucina per i poveri, che un tempo facevano parte del comples­so, non esistono più, contrariamente alla fontana e alla «medrese» composta di 17 aulette e di una grande sala. Su due pilastri si notano i capitelli bizantini. La tomba del proprietario dell’edificio si trova nel retro della moschea.

 

Complesso di Cerrahpasha-Cerrahpaşa Külliyesi

Il vasto edificio che sorge un po’ oltre è la moschea di Cerrahpasa. Chi la costruì fu il Gran Visir Mehmet Pasha, chi­rurgo di palazzo. L’opera sorse nel 1593 ma dovette essere completamente ricostruita dopo il terremoto del 1894. La sua cupola poggia su di una struttura esagonale e gli archi sono sostenuti da sei pilastri. Del complesso fanno anche parte una tomba, una fontana e una «medrese».

Colonna di Arcadio-Avrat Taşı

Poco prima della moschea di Cerrahpasa si alza la Colonna di Arcadio. Campeggiava su di una delle principali piazze di Bisanzio. Fu eretta nel 402 e nel 421 l’imperatore Teodosio vi fece collocare la statua di suo padre Arcadio. La statua crollò nel terremoto del 542 e la colonna stessa si abbatté nel terre­moto del 740. Dopo la conquista di Istanbul, come fecero con la Colonna Bruciata, i Turchi cercarono di rinforzare il pilastro cingendolo di cerchioni metallici. Tuttavia, essendo la città in quel tempo piena di case di legno che davano facile esca a frequenti incendi rovinosi, la colonna crollò in uno di questi incendi nel diciottesimo secolo. Nel 1711 venne demolita com­pletamente per evitare che cadesse in testa a qualcuno. I viag­giatori che visitarono Istanbul prima di questa data avevano fatto dei disegni di questa colonna. Secondo loro, era alta circa 50 m. (esclusa la statua) e vi si poteva salire fino in cima per mezzo di una scaletta interna. Oggi rimane solo il piedi­stallo.

 

Il fatto che fosse chiamata in turco «Avrat Taşı» trasse in inganno molta gente facendo ritenere che in quel luogo ci fosse stato un mercato di schiave. In realtà, il nome derivava dal vicino bazar delle donne (Avrat Pazari); poiché molte vi con­venivano per fare la spesa, alla colonna venne appunto dato quel nome. Il mercato delle schiave a Istanbul era di fronte al Bazar coperto.

CASA DI GIUSTINIANO -( GRAN PALAZZO-BÜYÜK SARAY)

 

Com’è noto, il grande palazzo degli imperatori bizantini era situato a sud dell’ippodromo e scendeva giù a terrazze fino al mare. L’esatta ubicazione di quel particolare edificio, noto come la casa di Giustiniano, in relazione al grande palazzo imperiale, non è nota. Certe fonti sostengono che questo palazzo dispo­neva di un pontile sulla riva del mare. Fu su questa ban­china che Emanuele Comneno accolse re Amaury nel 1171 e da essa i cospiratori raggiunsero il palazzo, la notte del 10 dicembre 967, per assassinare N. Phokas.

Sui muri a destra, su di un blocco di marmo, è ancora visibile il monogramma di Giustiniano.

Piccola Santa Sofia(La Chiesa dei Santi Sergio e Bacco)-Küçük Ayasofya

Il tempio sorse fra il 527 e il 536 durante il regno di Giu­stiniano. Corrispondeva alla chiesa di S. Pietro e S. Paolo, a nord, edificata anch’essa sotto Giustiniano. Entrambi i santuari avevano un «Narthex» ininterrotto e una corte in comune.

La chiesa di S. Sergio e S. Bacco è a forma ottagonle, sormontata da una cupola che era racchiusa in un quadrangolo irregolare preceduto da un «Narthex». Le loro piante avevano un diverso orientamento essendo poste in posizione obliqua. L’attuale porticato ottomano e la corte occupano l’antica area principale della chiesa. All’interno, si distingue un bel colonnato a due piani; il più basso a 16 pilastri, il più alto a 18.

Alcuni capitelli recano ancora i monogrammi di Giustiniano e di Teodora. La cupola rotonda di S. Sergio e S. Bacco, che formava un ottagono senza pennacchi, è costruita con materia­le leggero; nel punto di giunzione all’ottagono porta una de­corazione a intaglio su sei lati, alternativamente diritti e curvi, talché sembra che molte strisce, lisce o scanalate, si incontrino in cima alla cupola. Non sappiamo chi furono gli architetti ma le somiglianze fra la sua struttura e quella della grande Aya Sofya rivela che furono gli stessi. Questa chiesa fu uno dei più sontuosi santuari nella città. Durante il regno di Bayezid II, venne trasformata in moschea da Hüseyin Aga, capo degli «aga» che custodivano la «Bab-i-Saadet», la Porta della Felicità, nel palazzo imperiale.

Pavilione di Sepetciler-Sepetçiler Kasrı

Sulla sinistra, lungo la stessa strada, le rovine di un ar­chivolto di pietra segnano il punto dove sorgeva un attraente chiosco del Palazzo Topkapi. La dove la strada si avvicina al centro, dopo aver superato il SarayBurnu e prima della statua di Atatürk, notiamo un altro dei padiglioni del Serraglio Topkapi, il palazzotto Sepetciler. Si tratta di una costruzione nobile e classica.

 

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